venerdì 24 febbraio 2017

Fashion Week: Gucci fa sfilare uomo e donna in una bottega da alchimista

Al centro c’è una piramide sormontata da un galletto, mentre la passerella si dispiega come un alambicco all’interno di una bottega da alchimista: è questo lo scenario immaginato da Alessandro Michele per la prima sfilata uomo e donna di Gucci, dedicata alla moda per l’Autunno Inverno 2017 – 2018 nella prima giornata della Settimana della moda milanese.



Non solo un set, ma una dichiarazione di intenti: "Mi sento come un alchimista - racconta il designer subito dopo la sfilata - in quello che faccio non c'è scienza e non c'è regola, prendo cose povere e le trasformo in oro".
La sua è un'estetica della ricerca in luoghi inconsueti in cui i generi si mescolano in modo fluido e insolito, tanto da far sfilare insieme lui e lei. Davanti a un parterre di 800 invitati, tra cui Charlotte Casiraghi, Jared Leto, il rapper Asap Rockye e Florence Welch, che hanno interpretato brani di William Blake e Jane Austen nel vinile-invito alla sfilata, si alza il tendaggio viola sul nuovo inverno di Gucci.


Ci sono i tailleur damascati con gli animali ricamati, il completino con la giacchetta tipo Chanel e la cuffietta di lana, abiti a balze floreali, ma anche i leggings, la fascia da tennis con logo e il cappello di paglia extra large. L’antico e il moderno convivono nell'abito che ricorda una lacca cinese, nel tailleur di pitone ricamato, nel cappotto tartan con volo di farfalle, o anche nella gonna-pantalone a pieghe a stampa e nel giubbino di pelle con le borchie.
Per lui invece ci sono il completo marrone con pantalone a zampa con strisce sportive, la tuta di maglia con il logo, la mantella e la cappa, i leggings di maglia a fiori, i bermuda e le pantacalze.
"In quello che faccio non c'è scienza e non c'è regola" dice Alessandro Michele, spiegando che le sue divinità "vanno dagli Uffizi a Los Angeles, perché sono appassionato del mondo trash, delle cose brutte che nascondono un grande romanticismo, come Los Angeles con la sua umanità perduta".

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